- Testo: «Giru, bivu/ danzendi asusu e' unu filu/ deu seu comenti coriandulu/ ca antia* simbillu a un anghelu/ istimamì** immoi/ ca crasi no app'essi innoi».
- Traduzione: «Giro, vivo, / danzando sopra un filo/ io sono come [un] coriandolo / perché quasi* somiglio a un angelo / amami** adesso / perché domani potrei non essere qui».
Mi piace particolarmente quell'esortazione al carpe diem che ricorda vagamente Lorenzo De' Medici ma è molto più poetica.
* questa parola ("antia") non la conoscevo, credo sia logudorese e non campidanese. - Per la traduzione in "quasi" cfr la discussione con Giovanna nei commenti a questo post.
** Che "istimamì" significasse "amami" non lo sapevo, per cui ringrazio Alessandra Scanu e Luigi Serra che su Facebook mi hanno dato la traduzione di questo verbo.
Ecco il video ufficiale:
Adesso segnalo alcune iniziative legate al sardo a scuola:
Un concorso (lettere.unica.it/bando_FILS_2012-2013.PDF) e un workshop:


