Una lavagnata al giorno: 10 anni fa un'esperienza professionale traumatica: fu la mia Caporetto?

venerdì 4 ottobre 2013

10 anni fa un'esperienza professionale traumatica: fu la mia Caporetto?


Oggi niente tecnologia ma solo un ricordo, un anniversario (il decennale, poi) che per me costituisce un monito: memento mori.
Vedo un po' dappertutto celebrazioni dell'iniziativa "Puliamo il mondo" e non posso fare a meno di ricordare che esattamente 10 anni fa, proprio in questa comunque lodevole occasione, il Comune in cui insegnavo condusse alunni e insegnanti in una discarica dove c'erano soltanto profilattici usati e vecchi elettrodomestici (laddove ci aspettavamo di andare in una piazzetta con al massimo carte di caramella).
In quella situazione io dissi ai miei alunni di non toccare niente mentre gli alunni altrui, evidentemente con insegnanti meno cassandre di me, spostarono una lavatrice che conteneva un vespaio. 
Lo sciame attaccò innanzitutto me che ero fresca di shampoo al fico. 
Una delle esperienze peggiori della mia vita, sicuramente la più dolorosa. D'altronde si tratta di una pena infernale. 
Ricordo un alunno che cercava di avvicinarsi a me per salvarmi, mentre io gli ingiungevo di stare alla larga.
Ricordo che correvo per la campagna - esattamente sui binari, mi hanno poi detto gli alunni -  cercando di liberarmi da quella tortura.
Ricordo che, nella mia inutile corsa disperata, istintivamente mi tappavo occhi e orecchie con le mani.
Tutto questo finché un vigile non mi afferrò per condurmi dentro una macchina di servizio.
Lì mi tolsi di dosso i vestiti (ebbene sì, ero rimasta in mutande e reggiseno dentro la macchina della polizia locale), io mi davo pugni in testa per schiacciare le vespe che, da sotto il berretto di Legambiente che ci era stato dato in dotazione, torturavano il mio cuoio capelluto, mentre il vigile mi toglieva le vespe dalla schiena. Bella scenetta, vero? Una vita avventurosa, quella dell'insegnante.
Poi pretesi e ottenni di andare a farmi la doccia a casa di un assessore per togliermi le vespe dai capelli (e rimasi sconvolta per la quantità di vespe e di capelli rimasta per terra, sul piatto della doccia), mentre uno dei miei alunni più vivaci riconduceva con successo, fra una lacrima e l'altra ("Poverina la prof.") i compagni in classe (non erano soli, no, c'erano gli insegnanti delle altre classi).
Poi tornai a scuola fresca di doccia, subii una tardiva iniezione da una dottoressa convocata nel frattempo, mi feci venire a prendere lasciando la mia macchina parcheggiata davanti a scuola.
In seguito per anni, recandomi a scuola, ho incontrato il vigile nella sua posizione all'incrocio e lo guardavo come si guarda il proprio salvatore, con immensa gratitudine. Lui chinava il viso e si schermiva, con aria modesta. Ora che sono stata trasferita non lo vedo più e non so che fine abbia fatto.
Ma ogni volta in cui leggo... 4 ottobre... Puliamo il mondo... mi sento male.
E ora sento il prurito per suggestione.
Nota: feci la denuncia dell'infortunio tramite un amico avvocato ed ebbi soltanto la metà del rimborso delle spese mediche. Era stato usato contro di me il fatto che io non mi fossi assentata da scuola: l'evento era accaduto di sabato, il lunedì era il mio giorno libero e il martedì ero tornata a scuola poiché stavo peggio da coricata (con la testa dolorante) che in piedi o seduta. Giusto per capirci...

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